Lunedì 17 agosto 2009 1 17 /08 /2009 11:25

IL SOTTILE FILO DELLA MEMORIA

 

Giovanni Parigi

  

PROLOGO



 


Non ricordava neppure il numero degli anni che erano passati dall'ultima volta che aveva visitato quella sterminata casa abbandonata. Tutt'attorno la natura aveva preso possesso. I maestosi noci veleggiavano nel cielo


oscurandolo. La loro leggendaria ombra, piena di sortilegi e storie oscure come il liquore ricavato dal gheriglio dei frutti, lo portò dritto con il pensiero a inanellare una  sequenza di ricordi


"Ci sarà ancora quello strano geroglifico che richiama la bestia apocalittica, quel 666 che mi fece fuggire quando ci venni per la prima volta? ma poi che strano: i frutti di questi grossi noci si possono cogliere fino a S. Giovanni

per farne liquore, il Giovanni autore di Apocalisse!. A fine pranzo quel liquore nero è come un punto d'inchiostro nelle tovaglie bianche. Che adrenalina quella notte che ci venimmo in cerca di emozioni forti!"


I suoi pensieri s'interruppero alla vista di un cadavere insepolto nel giardino domestico della sua memoria. Era il compagno dei misteri esoterici, delle lunghe chiacchiere sull'irrisolto del mondo. Passò oltre chiudendo gli occhi della memoria e avvicinandosi all'ingresso udì una voce dentro di sé che diceva:"Cammina più lentamente che fai crollare il pavimento!" Pensò che la prudenza non è mai troppa ma quella era tipica degli uomini di mare, sempre alle prese con superfici instabili su cui si può solo scivolare o galleggiare. D'un tratto un'altra voce tagliò in due il silenzio che gli faceva strada fra la vegetazione solo a tratti alta :"Ehi, guarda, guarda quanto sambuco che c'è qua, porta la cesta che questa è piena!" Già proprio il sambuco cresce qui rigoglioso, è come ornamento alle chiome dei noci: i suoi frutti sono come perline nere, prodotte da una pianta che la tradizione popolare definisce senz'anima, paragonandola alle persone. Quel luogo prendeva lentamente forma ai suoi occhi; sembrava come la facciata di certe chiese tanto era carico di simboli. Ma chi ne erano i custodi? Qualcuno conosceva i riti che si celebravano quando i temporali chiamavano a raccolta e i cieli neri erano illuminati dai fulmini impugnati dalla natura come torce voltaiche? Chi cantava il “Dies irae” della natura durante le tempeste? Nella campagna circostante chi intonava “Astro del ciel” la notte di Natale seguendo lo spartito scritto sulla neve? Quel compagno insepolto alimentava ancora domande irrisolte; quella lunga notte adrenalica pareva non essere finita, anzi, pareva destinata a non finire mai.

"Ne abbiam fatte di cose qui" pensò" ma tutti gli altri sono partiti come uccelli migratori, per altre storie, altre realtà, altre memorie."

Si girò e si posero di fronte ai suoi occhi le tre casupole che resistevano sommerse dalla vegetazione, abbandonate anche dai folletti che da sempre immaginava ci avessero abitato. Di fronte alla mole della casa padronale sembravano vecchie pietre rotolate dal fianco della collina. Nella loro piccolezza erano state però capaci di accogliere una famiglia e un somarello magari, che d'inverno spingeva il suo calore oltre il diaframma del pavimento: lì uomini e animali vivevano separati da un velo di pietra: parole e suoni giungevano all'esterno in maniera indistinta formando così una miscela primordiale, ma anche una sintesi di ciò che una volta doveva essere stato l'eden.

Fresco di studi si domandò quale fosse stato il peccato originale che li aveva espulsi o, al contrario, quale redenzione li avesse reintrodotti nel giardino della polis, fatto di alberi dal nome “industria” e frutti per tutte le stagioni della vita: stipendio,ferie, assistenza medica e pensione..

Entrò e salì le scale di pietra che portavano alla vecchia, grandissima cucina. Il vano della porta era impedito da un sottile filo di ragnatela, come un sigillo posto all'altezza delle sue spalle. Si dipanava teso da uno stipite all'altro come un laser antifurto: sottilissimo, lucido e teso, ma ha protezione di cosa? Di chi se ormai tutto era vuoto e abbandonato come quella scarpetta di bambina che giaceva in una delle camere? nessun movimento, nessuna traccia di calore umano se non la sua occasionale presenza.

“Già” si chiese”Ci sarà ancora la scarpetta di cenerentola? Dopo vado a vedere” si disse.

Tornò a concentrarsi sul filo. Poteva spezzarlo e sarebbe stato normale; ma perché farlo? Meglio rispettare i nuovi inquilini pensò e si abbassò per procedere oltre.

Intanto, incuriosito, un vecchio ragno osservava la scena e in cuor suo sperava che quello strano visitatore avesse proprio l'accortezza di non spezzare il filo, messo lì più e più volte ma sempre “calpestato” da coloro che :”...tanto è un ragno”. La bestiola tirò un sospiro di sollievo vedendolo chinarsi e superarlo mentre il giovane, fatti i primi passi nella stanza, osservava quanto il tempo avesse conservato dall'ultima sua visita. L'unica modifica alla polvere, che come un sigillo di cera dominava anche ogni più remoto angolo, era la cenere di un fuoco acceso dai cacciatori forse. Un fuoco veloce, senza alcuna funzione che non fosse quella di riarticolare le dita delle mani e dei piedi. Non era stato quel giorno come tutte le altre volte: c'erano stati ospiti diversi rispetto a quelli che prima cercava di far rivivere in quelle mura. All'improvviso sentì dei colpetti di tosse. Si girò, si rigirò, guardò in alto, in basso ma niente! Era lì lì per pensare di aver immaginato tutto, quando udì di nuovo quei colpetti di tosse e una voce anziana e gentile che diceva "Buongiorno giovane!" La voce proveniva dalla vecchia cappa fumaria. Si avvicinò, si pose sotto la cappa e guardo in alto. Penzoloni a un filo stava un grosso ragno che si dondolava beatamente come se fosse in un'altalena.

"Ho detto buongiorno, non si usa dalle vostre parti rispondere?" disse sorridendo sapendo che il giovane non aveva risposto solo per lo stupore.

"Certo, buongiorno, anzi mi scusi, ma..." riuscì soltanto a dire il ragazzo con una faccia trasformata in maschera per la sorpresa

"Sorpreso eh? la vita è piena di sorprese mi creda anche se mi conosce da molto poco!” disse sorridendo il ragnetto.

"Questa lo è di sicuro!" rispose il giovane trasognato nel vedere ben a fuoco quell'animaletto che se ne stava sospeso a mezz'aria grazie a un sottilissimo filo che usciva da quella che aveva tutta l'aria di essere la sua schiena. La sua bella faccina piena continuava a sorridergli come a dire:” Cosa c'è di strano, non ha mai udito o visto un ragno parlare?”

"Posso scendere o mi vola via come una mosca, nel caso che decidesse di fuggire la consiglio di starsene alla larga da quella “sanguisuga” lì all'angolo!" disse il ragno ridendo stavolta.

"Certo, prego...no, volevo dire che non scappo via , scenda pure. Vuole una mano...cioè insomma" farfugliò il giovane.

“Faccio da solo, faccio da solo non si preoccupi. Sono vecchio ma non ancora bacucco...o na...na...nabucco forse. Come dite voi?”

“Ba...ba...bacucco diciamo” disse balbettando e sull'orlo di darsi del pazzo.

Il ragnetto, che non vedeva l'ora di mettere le zampette a terra, scese in un attimo e disse

"Sediamoci. Io su questo vecchio legno e lei si prenda quella bella pietra lì ,che purtroppo l'ultima volta mi hanno annerita ridendo e scherzando! Se gli dicevo i secoli che ha ne avrebbero avuto certamente più rispetto Ma facciamo due chiacchiere, va' ch'è meglio. Sa, è tanto che non parlo con nessuno e ne avrei di cose da dire. Ma cosa vuole chi va di fretta, a chi non gliene importa...fatto sta che l'ultima persona con cui ho parlato neppure me la ricordo "

"Mi dica pure, l'ascolterò volentieri" disse ormai rassegnato avvolto in quella ragnatela che lo aveva catturato all'improvviso; non poteva più uscirne, ma ciò che era peggio non voleva uscirne: troppa era la sorpresa.

"Che strano giovane è lei! sa che l'ho vista prima mentre si abbassava per passare la porta senza spezzare il mio filo? non tutti lo fanno. Anzi, a essere sinceri lei è stato uno dei pochissimi. Passano tutti avanti belli pettoruti come se fossero a casa loro. E dire che ci vuole poco, santa pazienza! Basta che si abbassino, insomma! Peggio per loro, sai a me cosa ne viene...oddio a ben pensarci me ne viene perché quel filo è molto importante. Sembra sa il solito filo messo là, ma se la sapesse tutta...il mio prozio m'insegnò a intrecciarlo, pace all'anima sua. Mi ci sono voluti 35 anni per imparare: prova e riprova, prova e riprova e con lui a dirmi quando che era lento, quando troppo trasparente, quando troppo appariscente; è basso è alto...la pazienza di quei giorni!” disse sospirando il ragnetto

Perché sa com'è noi ragni non siamo tanto ben visti nelle vostre case e lo capisco, ma per questo lei deve comprendere che tessere è un'arte e non s'improvvisa, non è cosa di poco conto. Ad esempio sembra che le coordinate più importanti della ragnatela siano quelle relative all'istallazione materiale, ma in realtà quella è la cosa più semplice, farlo stare su insomma è semplice. Il difficile viene quindo affronti il problema nel suo insieme. Devi rispondere a delle domande che fanno tremare i polsi: cosa vuoi catturare? Dove devi metterlo per catturare' e come? Quando? Per farle un esempio: prendiamo il dove: perché il filo è lì, mentre la mia ragnatela è qui? Mi risponda se ne è capace, mi risponda” disse stizzito il ragnetto come farebbe un qualsiasi professionista alle prese con un cliente scontroso che non capisce la difficoltà del lavoro svolto.

“Mi scusi, ma è inutile qualsiasi mia risposta: non ho mai tessuto tele” rispose il ragazzo.

“Ho messo il filo alla porta e la mia ragnatela qui perché hanno due funzioni diverse: il filo della porta ha una funzione che ora non posso spiegarle; mentre la ragnatela lì sopra alla sua testa è la ragnatela di cattura, che è costruita in tutt'altra maniera. Lo vede? alla porta c'è un mono filo, mentre la ragnatela ha una costruzione geometrica ben precisa: è un eptagono quasi perfetto, e dico quasi perfetto perché le mura della cappa mi hanno costretto a un'aberrazione di qualche grado, anche se ininfluente. Capisce benissimo che al di là della struttura c'è stato anche un problema di collocazione. Poteva metterla in camera da letto, ma sarebbe stata una cattura troppo selettiva, mentre a me servivano tutti. Nel bagno e sarebbe stato un ottimo posto ché li ci fanno! Oppure nell'angolo delle scale dove c'è molto passaggio ma rimaneva irrisolto il problema della differenziazione nella cattura ... Ecco, ora almeno capisce perché quando venite nelle nostre case o nei nostri boschi dovreste...beh lasciamo perdere!” e con una zampetta scaccio via quella piccola, non gradita mosca polemica.

Ma questa però gliela voglio proprio dire. Chi è quel genio che ci ha paragonato al diavolo! La nostra virtù più evidente è la pazienza che è figlia primogenita dell'umiltà!"

"Ah... sì, ho letto qualcosa a riguardo, ma anche questo non so proprio dirglielo, mi creda" disse il giovane quasi dispiaciuto per aver inanellato stavolta tutta una serie di non so e non di ricordi.

"Pure questo però è forse un argomento pesante e non voglio annoiare proprio lei! Il fatto

è che non tutti i ragni catturano insetti! Che direbbe ad esempio se le dicessi che io catturo desideri!".

Il giovane subì un K.O mentale, dopo quello ricevuto sentendolo parlare. Quest'ultimo lo fece farfugliare solo un: "In che senso scusi?"

"Desideri, sì desideri"

"Eppoi?" replicò il giovane rialzandosi in piedi per l'ennesima volta su quell'immaginario ring.

" Eppoi niente, li avvolgo in un bozzolo e li conservo. Non ci crede? Aspetti che le faccio vedere!" e in lampo salì di qualche metro lungo un filo di ragnatela usato come scala, entrò in una fessura che aveva tutta l'aria di essere l'uscio di casa. Ne uscì poco dopo tenendo tra le zampette  un bel po' di piccole sfere bianche e qualcuna nera.

" Queste sono alcune che ho raccolto qui, in questo focolare quando ancora la casa era viva.

Posso leggergliene qualcuno se vuole?"

"Certo faccia pure, ne sono lieto!"

"Senta questa" e raccontò di uno che beveva, beveva molto ma che nel suo profondo voleva essere acqua. Di un altro grande e grosso che avrebbe voluto essere piccolo come una lepre per dividerne d'inverno il caldo e il silenzio della tana, specie quando fuori infuriava la tormenta. Eppoi quello della serva che che voleva essere principessa e che lo divenne veramente per una serie di circostanze che si verificano solo nelle favole. E altri ancora.

Quando poi prese l'ultimo disse "Questo guardi è il mio preferito! il giovane già divertito dalle altre,

si aspettava, come dire il gran finale, cioè qualche desiderio assurdo.

E invece...

"Guardi qua! Niente, bianco, bianco, bianco! E nell'ultima riga cosa? Legga!"

Il giovane si piegò su fianco e stringendo gli occhi lesse ad alta voce "Che stanchezza!

"Sa che cosa è successo?” chiese il ragno?"

"Non lo immagino neppure" rispose il giovane.

" E' andato a letto e non si è più alzato, lo hanno trovato che sembrava dormisse!"

Risero educatamente entrambi divertiti che la morte, arcigna regina, avesse dovuto chinare la testa al desiderio degli uomini.

"Lei mi è simpatico! Le darò la mia collezione"

" Se crede...la prendo ben volentieri" all'entusiasmo del giovane il ragnetto rispose con una velocissima corsa che lo vide salire in casa e discendere in un attimo con le zampette colme di bozzolini, per lo più bianchi.

"Tenga e adesso vada. Non voglio rubarle troppo tempo"

Si salutarono e il giovane uscì, ma ricordando di non aver chiesto se poteva di nuovo incontrarlo, tornò indietro. Su quello stesso legno giaceva immobile quello strano esserino. Accanto un bozzolo che pareva sfuggito da quelli che gli aveva donato. Lo aprì e lo lesse.

" Signore,

sono ormai molto vecchio, la casa è disabitata da tempo. Mi hai detto di aspettare che qualcuno rispetti il sigillo e di consegnargli tutto. E questo farò, ma mandalo e lascia che io, ultimo della mia specie, mi ricongiunga ai miei".

Un raggio di sole invadeva la stanza. Quella luce era lì a dire che non c'erano più segreti da svelare. Quel piccolo confessionale di campagna sarebbe stato di lì a poco preda di ragni veri. Quel sacerdote mandato da chissà quale destino se n'era andato lasciando la sua stola di seta. A suo modo aveva preso congedo dal mondo intero che non lo aveva braccato, al contrario, lui lo aveva benevolmente spiato da quella fessura da cui lo aveva visto entrare piegandosi per non spezzare il filo, e altre sì quella sua ragnatela con cui aveva raccolte le più segrete istanze delle persone che si erano avvicendate a quella fiamma antica, da sempre incapace però di ardere definitivamente quel colloquio solitario che ogni uomo ha con se stesso se messo in qualche angolo nascosto del mondo come di una casa.

Si era fatta sera ormai e quel raggio di luce che prima l'aveva illuminata aveva perso la sua forza. Un tenue crepuscolo calava come un sipario. Quel silenzio che regnava non sarebbe stato interrotto da applausi o dai fischi. Capì d'un tratto che le spoglie del ragnetto non erano lì per caso. Era stata una precisa scelta quella che si tenessero, a suo modo, esequie pubbliche, cosciente forse che tanto nessuno schiaccia un ragno morto.

   

UNA FIGLIA DI BUONA DONNA

  



"...e mi dica" disse il ragnetto in maniera bonaria e con il malcelato intento di coinvolgere il suo interlocutore " Mi dica, lei non ha storie da raccontarmi, dei desideri magari?". Il ragazzo abbassò la testa e disegnò con le dita un piccolo cerchio sulla cenere dell'ultimo fuoco acceso in quel camino.
"Certo che potrei, ma sarebbe lungo raccontarle e sono certo di annoiarla. Meglio che sia lei a parlare, anche perché non credo di aver mai sentito storie così: sembrano uscite da qualche libro di vecchie cronache o dalla fantasia popolare. Mi dica, mica si sarà inventato tutto? “disse il ragazzo cosciente che il ragnetto avrebbe capito l'innocente provocazione.

“Eh, eh magari mi fossi inventato tutto, mi sarei risparmiati anni di lavoro, che poi neanche è tanto brutto, il brutto sono stati semmai gli anni di attesa, quando la casa era vuota come un riccio di castagne; quei giorni pungevano come tale e quale i loro spini".

“Come avrà capito, io prima scherzavo. Immagino che le siano stati davvero pesanti quei giorni e se era per me lo sarebbero ancora, perché non ho molto da dirle. Penso che solo una volta abbia espresso un desiderio che non si è realizzato neppure; forse è di quelli impossibili o forse sbagliai a esprimerlo in pubblico. Mi ricordo che dissi che avrei voluto guadagnarmi da vivere scrivendo, ma come le ho detto neppure si è realizzato. Insomma dopo di allora preferisco tacere se non ho desideri particolare : se non si è realizzato il primo- che in fondo è legittimo- figuriamoci gli altri.

“Beh, in fondo ha ragione: meglio tacere e ascoltare se non si ha molto da dire; mica come quelli che mi si mettevano sotto il camino durante i giorni di Natale e non desideravano niente, niente d'importante! se sapesse cosa gli passava per la testa mi darebbe ragione. Sembrava che in quei giorni desiderassero tanto per desiderare: chi il caffè alle 4 del mattino, e magari la caffettiera era lì bella piena sulla mensola” disse indicando la parete di fronte su cui era rimasta solo l'ombra di quella che fu una lunga e spessa asse di legno; chi il sigaro dopo pranzo nonostante che ce li avesse a due passi nella sua bella scatolina! Tutte cose che potevano avere facilmente ogni giorno ma, sa com'è, era Natale e ...si desidera, è d'obbligo!. Con la neve poi... arrivavo a sera che non avevo più gambe!" A queste ultime parole il ragazzo sorrise e aggiunse:"Se lo dice lei" guardandolo come per chiedergli scusa per la confidenza che si era presa con quella semplice notazione sul numero delle zampette del ragno.

"A proposito delle mie zampe, sa che stavo per perderne una per colpa di quel topolino che da un bel po' se ne va a zonzo per la casa mentre noi parliamo? Ce lo ha alla sua sinistra” e con una zampetta indicò un topolino che spavaldamente scorrazzava per la stanza incurante della loro presenza.

“Come accadde glielo spiego subito: ero uscito per la mia solita passeggiata mensile. Era verso sera ed uscii per visitare tutte le stanze, quasi una visita ai caduti" disse con il musetto velato da un moto di tristezza" quando all'improvviso me lo sentii arrivare come una furia alle spalle e afferrarmi una zampa. In qualche maniera riuscii a liberarmi e a salire sulla parete che avevo a fianco e gli feci sa cosa? marameo gli feci. Ancora deve nascere il topolino che fa cena con me, deve nascere. Si figuri che non ci rinunciavo neppure quando in casa giravano certe massaie che mettevano paura solo a guardarle tanto erano grosse. Figuriamoci se mi faccio spaventare da lui. Anzi le dirò che una volta una di loro mi beccò poco prima dell'alba proprio qui in cucina. Me la trovai davanti ferma e decisa come una statua di marmo che mi guardava con due occhi che non le dico. Prima si mise a urlare che svegliò tutta la casa; poi mi dette la caccia a pestoni tali che tremavano le mura, e dire che sono belle solide. Quando arrivò il marito in pigiama credeva andasse a fuoco la casa, tanto era il baccano che aveva fatto. E glielo disse che ero e sono solo un ragno, ma lei niente, dura come una noce...”potrebbe mordere , tu non hai visto che ragnaccio sia, ci sono i bambini..., tutto così fino a dire:” E se casca nella minestra di qualche ospite, che figura ci facciamo?” Ecco a quelle parole il

marito prese quanto necessario per un po' di cemento e murò la fessura del mio covo.

“E come fece a uscirne?” domandò il ragazzo curioso.

“Eh caro mio ci vogliono delle accortezze per salvarsi la pelle se siamo ragni in casa d'altri. Bisogna sempre farsi una o più vie di fuga come ho fatto io su consiglio del mio prozio”

“Ma sa cosa penso io?  penso che le accortezze ci vogliono comunque se siamo in casa d'altri perché se anche non rischi la pelle rischi la faccia” commentò il ragazzo.

Tacquero per un po' entrambi. Il ragazzo prese a spianare con un piede il cerchio che poco prima aveva fatto sulla cenere, mentre il ragnetto colse l'occasione per schiarirsi la voce con due colpetti di tosse.

“Le ho detto cosa accadeva di bello qui una volta oltre le visite sotto la cappa di questo camino? Le feste e i pranzi che seguivano erano molto belli2. Disse il ragnetto con aria convinta” Vedesse che gran lavoro prima, portavano di tutto e c'era lavoro per tutti. Pensi che una volta ho visto il padrone che sbucciava patate! Poi a tavola succedeva di tutto: i bambini, le risa degli adulti; le discussioni accese; gli scherzi..era bello, bello veramente. E che sbronze si prendevano alcuni, sbronze tali che qualcuno si tratteneva fino al mattino seguente tanto aveva bevuto. Poi venivano sotto la cappa e non le dico i desideri di molti alla vista di tutte quelle spose e ragazze. Avrà già capito che non si possono riferire, non sta bene anche se in qualche maniera farebbero solo ridere un po'”

“E le donne niente desideri inconfessabili?” chiese divertito il ragazzo?

“Certamente, ma se non se ne dice l'età delle signore non possiamo dirne certamente i desideri pruriginosi, non le pare?”

“Certo, certo” disse il ragazzo

“Eh...beata gioventù!” disse il ragnetto.

“E' vero, ma non sempre!” abbozzò il giovane.

“In parte ha ragione, ma temo che sia fuori contesto. Ho detto beata gioventù non perché fossero i giovani o le signorine ad avere desideri un po' particolari, ma al contrario, erano proprio i più anziani ad avere i bollenti spiriti, e se le dico bollenti mi deve credere perché in alcuni erano roventi”

A quest'ultima osservazioni del ragnetto il ragazzo prese a ridere di gusto, divertito per quell'inaspettato contropiede che spazzava in poche battute la strenua di fesa dietro la quale spesso si arroccano i luoghi comuni.
"Ora che ci penso, sa che ho un bel desiderio proprio di quei giorni di festa? forse lo troverà interessante o le piacerà addirittura. Aspetti un attimo che vado prenderlo perché credo che prima mi sia sfuggito" e salì vorticosamente nella sua casetta per tornarsene subito dopo e dire:"Eccolo qua, vede? Mi era sfuggito". Aprì con calma il piccolo bozzolo di seta bianca e girando la testa disse:"Questo è il desiderio del "perché".
"Cosa intende dire? " disse il ragazzo.
"Ascolti la storia, capirà" disse il ragnetto con voce calma.
Il ragnetto assunse un'aria pensierosa, la sua espressione sembrava proiettata su una nube: rarefatta tanto era assorta . Per qualche istante i suoi occhi, nonostante fossero fissi sulle pietre del camino si persero in quella sua memoria sterminata, fatta di persone, luoghi e avvenimenti di lì a un passo ad andare perduti. Un bene prezioso a suo modo, affidato a quelle zampette così fragili che sembrava persino impossibile che ne fossero le custodi. Poi, con un filo di voce disse quasi tra sé

"C'erano tante persone una volta qui. Tante veramente come le ho detto. Non che ci abitassero tutte" e si soffermò un attimo come se stesse aggiustando o mettendo a fuoco una vecchia bobina, poi disse "Alcune erano qui come...beh diciamo stipendiati, ma spesso era perché non avevano dove andare ed erano accolti dal proprietario in cambio del loro lavoro. Tra questi arrivò, al tempo delle castagne se ricordo bene, una signora ancora giovane, e dico signora perché con sé aveva una bambina molto piccola. Io pensai che fosse accaduto qualche inconveniente come si dice e invece..." si fermò di nuovo a pensare "invece...mi segua la prego" disse come tornando in sé. "Invece non fece mai parola con nessuno, nessuno sfogo, e non l'ho neanche mai vista piangere, mentre la bambina, quando divenne grandicella vedesse che lacrimoni...ecco, come le dicevo, proprio a Natale accadde quanto che le sto raccontando; ma anche allora non venni mai a sapere...intendo dai desideri, perché la piccola si sedeva qui, magari dopo essere stata alla finestra con una faccia tale da sembrare essere uscita da una pioggia di mattoni, invece che di fiocchi di neve, e non faceva altro che dire:"Perché, perché" appena si sedeva al fuoco. Io intuivo che si trattava della sua, come dire, mancanza del padre ma mai ho letto niente in proposito sulla mia ragnatela. Fu un mattino che erano sole, madre e figlia, che venne fuori tutto quanto dalle labbra della madre. Ascolti". Il ragnetto fece una breve pausa come per organizzare in un attimo le idee e riprese il discorso interrotto con una foga nuova, quasi appassionata.
"La madre” disse alzando una zampetta a mo' d'indice concavo e facendola tremare avanti e indietro davanti a sé”la madre poco prima di chiamare la figlia, era a quel vecchio acquaio in pietra che lei ha alle sue spalle. Stava facendo qualcosa, ma si fermò d'un tratto come piantata sulle braccia guardando l'acqua e, credo, l'immagine riflessa della sua faccia. Poi si voltò di scatto mise le mani sui fianchi senza asciugarle. Rifletté per qualche istante e allora si asciugò, cioè si asciugò prima di mettere le mani nel suo petto come a rassicurarsi di qualcosa. Io lì per lì pensai che si sentisse male o che avesse qualche malore passeggero. Invece asciugandosi ancora le mani mentre camminava giunse alla scala in legno e chiamò la figlia che comparve di lì a poco. Le disse di sedersi e di ascoltarla molto attentamente. Poi, lei non ci crederà, ma in maniera quasi brutale le disse che era stata una prostituta prima di trovare ricovero in questa casa. Vedesse la faccia della bambina! distrutta poverina!"
"Lo immagino" disse il ragazzo.
"Lei lo immagina, io l'ho vista. Trattenni il fiato proprio come lei, la piccola intendo, non aveva trattenuto le lacrime." Ebbe un'altra piccola pausa, ma interrotta da un soddisfatto accenno di sorriso che il ragazzo interpretò come buon segno: desiderio esaudito, cioè.
"La madre non aveva solo questo da dire, proprio no!" Disse il ragnetto stringendo le labbra per non sorridere.
" E' come se la stessi vedendo adesso. Le prese le ginocchia della piccola e disse:"Ehi, aspetta! Mica te lo avrei detto se finiva qui!" e glielo disse con la franchezza e speditezza tipica del mestiere sa, mica scherzi! e infatti le disse che una sera si presentò da lei un uomo giovane con lo sguardo quasi febbricitante che lo credeva quasi sul punto di morire “Un signore distinto, educato e di poche parole” le disse . Non era per sesso che aveva bussato alla sua porta, o meglio, anche per quello, ma principalmente per avere un figlio o una figlia. La madre per come disse, all'inizio la prese sul ridere, ma poi , vista la determinazione dell'uomo e più ancora quell'aspetto disarmato ma deciso nel proposito, lo prese sul serio e dopo un po' di esitazione accettò la proposta “Ma guarda che scherzi ti combina la vita? Sei lì presa da un mestiere che, insomma, mica ti rende il miglior partito della città mi capisci...? e tacchete ti arriva questo che non sai neppure chi sia e da dove venga e ti offre un figlio come fossero un mazzo di rose” e qui la madre si fece una bella risata con quella sua strana voce metallica che metteva in riga un po' tutti. Anche la donna, cioè la madre nessuno ha mai saputo da dove venisse o che mestiere facesse. Lei faceva il suo lavoro e la gente non gli faceva domande. E neppure alla bambina credo, anche se era uguale, perché non avrebbe saputo niente fino al giorno in cui la madre non avesse deciso di parlarne con qualcuno.

“Ma come fece a convincerla quel tipo, che le disse?” chiese il giovane.

“Non gliel'ho detto ancora?

“No” disse il giovane

"Ho poco tempo signora, davvero poco tempo: può accettare o rifiutare" così le disse, così! ricordo perfettamente le parole della madre" aggiunse con foga il ragnetto come immedesimato nella vicenda o con il timore di non essere creduto.
Il ragazzo che fino ad allora aveva taciuto si fece attento; la trama, come una mossa di scacchi, portava a una sola conclusione, ma si chiedeva come fosse possibile tutto ciò.
"Inoltre" disse il ragnetto" la madre si era sempre chiesta come potesse esserle accaduto di rimanere incinta: a un'esperta come lei non la si faceva tanto facilmente. Però avvenne, come avvenne anche

il resto"
"Come?" disse il ragazzo" quasi a dire che la storia era già incomprensibile di per sé.
"Certo, ora viene il bello.  La madre dal petto trasse un astuccio e lo porse alla figlia dicendo:" Guarda, tesoro, guarda cosa non mi dette quel signore per aver accettato la sua proposta". Le porse l'astuccio di madreperla che poteva contenere di tutto. "Secondo lei cosa c'era?" chiese il ragnetto improvvisamente al ragazzo.
"Diamanti, una collana di oro e diamanti forse!" rispose quasi sgarbatamente il ragazzo in preda all'impazienza.
"'Tse..no, no...non ci siamo" disse il ragnetto come a sottolineare un grave errore.
"Sa cosa conteneva?  Lo sa?
"No, le ho detto quello che immaginavo ci fosse, altro...non saprei" disse con voce rassegnata il giovane.
"Una penna stilografica conteneva, una penna stilografica! Lo avrebbe mai pensato?” il ragazzo si limitò a un'espressione di stupore senza proferire parola quasi come volesse stringere sui tempi: il finale lo aveva ormai catturato.

“E vedesse come bella...era scura, color liquirizia, intendo dire i riflessi, e la graffa era di oro con incastonati tanti piccoli rubini. Per non parlare del pennino...ohhh! aveva una sagomatura solo per la calligrafia. Vedesse, vedesse...inimitabile, e anche quello in oro zecchino!"
"Ma la madre non disse niente della penna?" chiese il ragazzo.
"Certo, disse che il padre della piccola l'aveva pregata di consegnargliela quando sarebbe stata grandicella abbastanza per capire " disse il ragnetto" e non solo questo. Aggiunse :" Capisci che non ti ho mentito? sapessi le volte che ho pensato di venderla! Avrei fatto la signora! Ma era tua, ed ora te la consegno. Son stata molto franca all'inizio perché ero certa che tu, alla fine, vedendo la penna, avresti capito"
"Come reagì la bambina?" chiese il giovane.
"Era ipnotizzata. Si alzò senza distaccare un attimo gli occhi dalla penna e salì in camera sua"
"Ora capisco" disse il ragazzo" capisco, quel "perché!"
"Già" disse il ragnetto "desiderio esaudito"
"Della bambina ha saputo più niente?" chiese il ragazzo.
"Ma certo, è tornata qui più volte prima che se ne andassero via tutti. Aveva con sé un macchina che mangiava fogli e faceva tic-tac-tic-tac-tac..."
"Una macchina da scrivere, intende?"
"Sì credo di sì, ma ciò che importa che sull'ultimo foglio metteva sempre la firma con quella penna, o almeno credo che fosse la firma, ma lo era, lo era.... Oh sapesse" disse sospirando il ragnetto"quanto mi manca quel suo tic-tac! Mi mettevo i miei zoccoletti di legno e ballavo. Cosa crede, quando ero nei miei anni ne valevo almeno cinque di ballerini!"
" Beh, lo credo bene!" disse il ragazzo sorridendo.
"Certo che lei è strano davvero: non desidera niente e non mi racconta storie. La ragazza ce l'ha? Mi parli di lei" disse il ragnetto con gli occhi che brillavano.
"Se insiste me ne vado" rispose il giovane sorridendo.

 

 

IL LUNGO SONNO

 

 

L'attesa per il liquorino fu lunga abbastanza per riassumere a grandi linee quella strana giornata sgorgata come "giorno dei ricordi" e sfociata, come quel torrentello che scorreva sotto la casa, nel grande fiume dei desideri. Un crescendo di emozioni che, come acqua, si erano sviluppate tra le anse dei commenti; le rocce dei colpi di scena e le cascatelle rumorose delle risate.
Finora un'unica profonda ansa di dolore.
"Eccomi qua" disse il ragnetto mentre scendeva dal sottile filo che conduceva alla sua tana. Teneva in mano due bicchierini colorati e un'ampollina dal design alquanto retrò.
Il giovane appena visto il servizio pensò che non si sarebbe certamente sbronzato, vista la capienza dei bicchierini. Stava appunto sorridendo di questo che il ragnetto disse:" Lei beva piano se non è abituato. Sono liquori robusti quelli che faccio. Ma lei è giovane e forte, sono convinto che lo reggerà benissimo un goccetto!".
"Lo penso anch'io" disse il giovane ridacchiando tra sé.
Il ragnetto versò quel liquore rosso carminio e disse:" Tutto d'un fiato e...alla nostra!" 
Il giovane, dopo che ebbe bevuto quella goccia non poté fare a meno di elogiarne il sapore che non accennava ad abbandonare il palato. Un leggero tepore cominciava a salire dallo stomaco alla testa e la voglia di parlare e ascoltare era d'un tratto moltiplicata, tanto che, rompendo quello che fino ad allora era stato bon-ton, disse in maniera spiccia:" Ma non mi doveva raccontare il suo preferito?"
"Certo, lo faccio subito." disse il ragno poi aggiunse"E' buono eh...?"
"Davvero speciale!" rispose il giovane.
"Dunque vediamo, come posso iniziare...certo. Ne abbiamo incontrati di personaggi bizzarri, ma questo li batte tutti, tranne quella strega!" commentò con amarezza il ragazzo.
"Questo guardi è il mio preferito! disse con tono alterato dal buonumore la bestiola. Il giovane già divertito dalle altre,si aspettava, come dire il gran finale, cioè qualche desiderio assurdo. E invece...

"Guardi qua! Niente, bianco, bianco, bianco! E nell'ultima riga cosa? Legga!"

Il giovane si piegò su fianco e stringendo gli occhi lesse ad alta voce "Che stanchezza!

"Sa che cosa è successo disse il ragno?"

"Non lo immagino neppure" disse il giovane.

" E' andato a letto e non si è più alzato, lo hanno trovato che sembrava dormisse!"

Risero educatamente entrambi su quell'arcigna regina, la morte, che stavolta aveva dovuto piegare la testa al capriccio dell'uomo.

Si fece un attimo di silenzio dopo quella folata di buonumore che aveva spazzata via la cappa di dolore del racconto precedente. Il giovane sporgendosi sul foglietto dove era scritto il desiderio "esaudito" scorse un'altra riga, quasi nascosta da una piega della seta in cui era scritto. Seppur imbarazzato chiese cosa ci fosse scritto in quella breve striscia di lettere a fine tela.
Il ragnetto rispose in maniera molto incerta che forse non era il caso:"Sa sono cose private quelle che spesso sono passate da questa cappa" disse con la faccia di chi vuole però creare un po' di suspense. Insomma era come se lo stesse invitando a cena senza dirgli che aveva preparato un piatto speciale.
"Che faccio lo leggo?"
"Certo che aspetta, a meno che non contenga informazioni, desideri riservati o tristi come quello di prima. Allora...beh decida lei " disse serio il giovane.
"No, no è tutt'altro, solo che entriamo nella privacy delle persone...ma sì, cosa vuole che sia!" disse deciso il ragnetto che aveva raggiunto lo scopo di incuriosirlo al massimo.
"L'uomo che disse che stanchezza sappia che faceva il boscaiolo. Uno dei più bravi, se non il più bravo in assoluto. Non le avrebbe dato un quattrino a vederlo: segaligno, abbondantemente stempiato, lungo come un ombra e le guance incavate che gli mettevano in risalto il naso aquilino e gli occhi perennemente sbarrati. Quando le dicevo che era il migliore, ma che vedendolo non le avrebbe dato un quattrino mi deve credere. Come mi deve credere se le dico che dall'altra parte del manico della sega, durante il lavoro nei boschi, si alternavano tre anche quattro uomini-e che pezzi d'uomini- mentre lui peava il suo sigaro e segava. E segava e peava. Era un'ira di Dio nei boschi!"
"Ma che era un uomo o una motosega" disse il giovane aprendosi in una risata sonora.
"Quasi, perché faceva molto più fumo!" disse il ragnetto. Il giovane non poté fare a meno stavolta di scoppiare a ridere immaginando tutta la scena.
"Ma aspetti, aspetti! Come le ho detto anzi, non gliel'ho detto, non gliel'ho ancora detto che era single;” disse il ragnetto in preda egli stesso all'ilarità” un giovanotto insomma...nonostante l'età, mi capisce?" e qui di nuovo il giovane rise immaginando dove il ragnetto andasse a parare.
"...per cui può ben immaginarsi cosa mi passasse per la mente quella volta che quasi mi tradii e manca poco mi scovavano. Come fai a non esplodere quando sentii tremare la ragnatela e vedendo che era lui, lui che non desiderava mai nulla lessi:' 'na bella sega, sì proprio 'na bella sega!" il giovane scoppiò in un riso senza freno, alimentato dalla scenetta descritta dal ragno e dal suo liquore. Cercava disperatamente di scusarsi per tutto quel rumore delle sue risa, ma il ragnetto lo rassicurò dicendo che era bene scuotere tutta quella polvere e aggiunse:"magari faccia attenzione alle ragnatele e non gridi: per me loro sono i quadretti degli amici defunti"
"Certo, certo" disse il giovane asciugandosi gli occhi e facendo capire che aveva compreso anche quell'ultima battuta.
"Mica avrà pensato qualcosa di materiale a proposito della sega?" chiese il ragnetto attizzando di nuovo il fuoco, e riuscendoci tra l'altro perché il giovane si perse di nuovo in un riso più smorzato, ma molto ancora convinto.
"Era una sega vera e propria, l'attrezzo del mestiere insomma. E quella desiderava. L'unica cosa, anzi la prima e unica cosa che avesse desiderato in vita sua. L'ho ancora davanti agli occhi, mi si metteva sulla panca che era lì di fronte e taceva per ore intere. Una cosa faceva: muoveva la testa in un perenne no. Movimenti brevi e veloci che sembravano l'andata e ritorno del nastro. A intervalli regolari soffiava come per spazzare via la segatura. Capisce che sarebbe improprio dire che era tagliato per quel lavoro? Lui era proprio quel lavoro; non staccava mai!" disse sorridendo con nostalgia il ragnetto.
"Eppoi non si può dire che non desiderasse niente!" aggiunse il giovane giocando con le parole e fornendo così l'occasione al ragnetto per spiegare perché quello fosse il suo preferito.
"Certo abbiamo giocato sulle parole, ma mi creda, era davvero un brav'uomo.
Se lo guarda con un certo distacco e vede l'insieme capirà che in fondo tutta la sua vita era...vabbe' rida di nuovo, era una sega" e infatti il giovane rise ancora.
"Guardi che cosa ha desiderato, in fondo solo lavoro e riposo; riposo e lavoro come la corsa del nastro. Era l'emblema di una semplicità commovente, non l'immagine del vuoto interiore che a prima vista è quello che si potrebbe scorgere. Lo vede adesso il motivo per cui fu esaudito subito? come si poteva dirgli di no? In tutta la sua vita ciò che aveva desiderato erano, in fondo, una sega e una bella dormita! Non lo trova...come dire...non trovo neppure le parole! ci facciamo un altro goccetto?

“Certo, udisse il giovane!”

“Mi porga il calice per favore”
“Ecco qua. Sa cosa le dico” disse il giovane “Lo riempia ben, bene e alla nostra!”

Il ragnetto sorrise compiaciuto che quel liquore spesso bevuto da solo mentre guardava la valle dalla finestra fosse piaciuto. Se lo versava talvolta abbondantemente al tramonto per scacciare via quella sorta di tristezza mista a una strana quiete interiore che lo faceva naufragare in un piccolo, quasi domestico stagno di una malinconia vischiosa che gli faceva percepire tutta l'immobilità e pesantezza della situazione

“Prima le ho detto che c'erano molte persone in questa casa, e che molti erano qui per lavoro. Ma ce n'erano alcuni che venivano per poche ore, come i ramai e quelli che vendevano i pentoli, come li chiamavano. Se ne venivano a piedi o con un asinello, i più ricchi con il cavallo. Una volta venne un venditore di pentoli con un asinello e ci fu una vicenda curiosa che le voglio raccontare anche se non si tratta del mio mestiere, cioè non è un desiderio. Era mattino presto e a un tratto si udì una voce che diceva:” Donne, c'è l' pentolaio!” eppoi cantava una strana canzone per attirarle fuori:”Salvatoooore, Salvatooore riprendiamo a fare all'amoroooree” mimò con una voce da tenore tanto che il giovane si girò preoccupato che non ci fosse nessun'altra oltre loro perché temeva che lo avrebbero preso per pazzo.

“Le donne vedesse che corse, mica per i pentoli, no quelli ce ne avevano anche troppi. Era per le novità capisce? Fatti di paese, cronache mondane che quassù giungevano come singhiozzi e che singhiozzi: se era accaduto un fatterello qui diveniva una rivoluzione, perché il venditore sapeva bene come ammansirle quelle belve affamate di novità”

“Il gossip di allora, insomma”

“Il...cosa” chiese il ragnetto

“Le chiamano così oggi le chiacchiere” disse il giovane.

“Ahhh...” commentò il ragnetto, poi riprese dicendo "“Insomma più chiacchierava e più vendeva. Ma una volta si fece uno strano silenzio durante quelle chiacchiere. Sembrava che tutti si fossero messi a pensare invece che parlare. Solo dopo sono venuto a sapere cosa accadde. Uno dei contadini si era avvicinato a colui che vendeva i pentoli e gli aveva detto commentando:” Questa pentola non serve a niente”

“E perché?” chiese il venditore.

“Perché non ha il fondo” disse indicando l'apertura della pentola, la bocca insomma. Ed è qui” disse il ragnetto che si fece silenzio, perché effettivamente la si poteva veder anche a quella maniera. Durò qualche minuto sa quella pausa di riflessione. Poi il venditore disse deciso:” Ecco qua il fondo” e mostrò la pentola rovesciata. E ci fu di nuovo silenzio. Il venditore di pentole aveva dato una risposta che sembrava ineccepibile, ma il contadino tornò alla carica e lo lasciò senza replica:” Bravo” disse al venditore” ora non ha neanche la bocca” e di nuovo tutti zitti in quel capannello di gente curiosa di sapere chi aveva ragione e se quella pentola servisse veramente a qualcosa. Le ho raccontata questa storiella per dirle che razza di discussioni si aprivano nell'aia e nelle stanze di questa casa. Guardi che mica aveva tutti i torti il contadino; in fondo aveva detto che la realtà, se messa su un piano puramente speculativo, si sgretola in tanti frammenti quante sono le opinioni, mi capisce? Capisce che quel silenzio significava che quella gente abituata a far fronte all'inverno, alla siccità, alla malattia, cioè alle cose concrete legate al vivere e sopravvivere si poneva problemi speculativi, e se anche non riusciva a dargli una veste teorica e formale adeguate ne comprendeva il senso” disse queste ultime parole scivolando lentamente fino al silenzio.

“Ha perfettamente ragione secondo me” disse il ragazzo. A scuola un mio professore ci ha tenuto una lezione su questo argomento. Ci ha spiegato che tempi addietro benché non sapessero come fosse fatto l'universo, credendolo piatto, riuscivano a navigare da un posto all'altro regolandosi con le stelle. Come le persone di cui mi ha appena parlato: nonostante sia opinabile cosa sia la bocca e il fondo di una pentola la si usa per cuocere i fagioli. Insomma entrambi hanno detto che seppur vivendo in un errore, si possono raggiungere risultati certi. E badi bene che questo pensiero è alla base di una delle teorie più conosciute e importanti del nostro secolo: la teoria della relatività. Una teoria che ha sviluppato buona parte del nostro sapere attuale. E' davvero curioso, ha ragione lei”

“Ma allora ci erano arrivati per primi loro a svilupparla questa teoria così importante” disse il ragnetto.

“Penso che potrebbe essere così” rispose il giovane.

“Beh in questo caso, visto che ancora non abbiamo bevuto, facciamolo e brindiamo a questa bella scoperta!".

“Bella? Stia ben attento a usare le parole: le parole son desideri!” Disse il ragazzo sperando che la sua battuta fosse capita e suscitasse nel ragnetto un briciolo d'ilarità che lo ripagasse almeno in parte degli sforzi finora profusi per intrattenerlo.

 

Di gioparigi@gmail.com - Pubblicato in : racconti
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